Francesco II di Borbone e la Costituzione Napoletana

Lo scenario di criticità in cui matura la decisione di Francesco II di concedere la costituzione

Nel consiglio straordinario del giugno 1860 tenuto a Portici si decise la promulgazione della costituzione nel regno delle due Sicilie. La situazione era ormai critica. Il marchese Antonini scriveva: ”Se il governo di Sua Maestà ha forze bastanti a reprimere la rivoluzione, la reprima, altrimenti non perda tempo ad accettare le condizioni sotto le quali l’imperatore [dei francesi] assumerebbe la mediazione.

Le pressioni della Santa Sede sul re e il problema dell’accordo col Piemonte e il Regno di Sardegna

Le condizioni sono le seguenti: costituzione del 1848, accordo col Piemonte, e istituzioni speciali per la Sicilia.” Secondo alcuni storici più che il problema della costituzione nella mente del re si poneva il problema dell’accordo col Piemonte. Infatti la Santa Sede era contraria e, tramite il cardinale Antonelli, esercitava forti pressioni su re Francesco affinché ciò non avvenisse. Comunque sia la costituzione fu concessa, così come si accettò l’accordo con il Piemonte.

Le intenzioni del re alla base della promulgazione della costituzione e il commento di Napoleone

Il provvedimento reale recitava: “desiderando di dare ai nostri amatissimi sudditi un attestato della nostra sovrana benevolenza, ci siamo determinati di concedere gli ordini costituzionali rappresentativi nel regno, in armonia coi principii italiani e nazionali in modo da garantire la sicurezza e prosperità in avvenire ed a stringere sempre più i legami che ci uniscono ai popoli che la provvidenza ci ha chiamato a governare.” Si diceva altresì: “sarà stabilito con sua maestà il re di Sardegna un accordo per gli interessi comuni delle due corone d’Italia.” Ma tutto ciò non servì perché come disse Napoleone: “Le riforme avrebbero potuto prevenire il danno, ora è troppo tardi; le rivoluzioni non si arrestano con le parole.“ Il giorno dopo la promulgazione re Francesco tornò a Napoli e si mostrò al popolo percorrendo in carrozza le vie della città. Si racconta che la sera del 26 giugno tutti i pubblici edifici erano illuminati, ma in agguato erano anche i tumulti.

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