Il Congresso di Vienna, Talleyrand e la Francia

Talleyrand: il rappresentante francese al Congresso di Vienna

Come ricordano gli storici, la Francia non aveva alcunché da perdere nel congresso di Vienna. Al contrario, essa poteva solo trovarvi dei vantaggi. Il rappresentante della Francia presso il congresso fu il celeberrimo Talleyrand. Egli proveniva da una famiglia aristocratica ma la sua caratteristica principale fu quella di saper mutare i suoi orientamenti e le sue azioni in relazione alla situazione politica in corso. La sua attività politica, pertanto, si svolse, pressoché ininterrottamente, sotto il regno di Luigi XVI, durante la rivoluzione francese, sotto il dominio napoleonico ed, infine, con la restaurazione del regno borbonico di Luigi XVIII.

Talleyrand: il protagonista principale del Congresso di Vienna

Insieme a Metternich, Talleyrand è considerato uno dei grandi protagonisti del congresso di Vienna. Il suo maggior merito fu quello di evitare alla Francia l’emarginazione solitamente riservata agli sconfitti dalle potenze vincitrici. Talleyrand riuscì a far comprendere che la stabilità europea non avrebbe potuto fare a meno della Francia e della sua interazione con gli altri paesi. Autorevoli storici ritengono che l’opera del Talleyrand, durante il congresso, fu animata, da una parte, da opportunismo, corruzione e tatticismo ma, dall’altra, da un autentico desiderio di pace e di stabilità per la Francia e per l’Europa. Il suo messaggio, in sintesi, fu che se, da un lato, la Francia era stata responsabile di quasi 20 anni di guerre e distruzioni, dall’altro, essa, come tutti gli altri paesi europei, era stanca di tali conflitti e voleva esclusivamente la pace. Talleyrand rese ulteriormente credibile questo messaggio sottolineando come, semmai, la minaccia per l’Europa provenisse, non più dalla Francia, ma da un altro grande impero ad oriente, quello russo.

Talleyrand: la politica dell’equilibrio al Congresso di Vienna

Non solo la Russia, ma anche la Prussia, nella sua rapida e temibile evoluzione militare, rappresentava un altro pericolo quanto meno potenziale. La conseguenza ed il rimedio a tali minacce non poteva che essere rappresentato dalla vicinanza tra la Francia, la Gran Bretagna e l’Austria. Solo questa combinazione poteva sostenere la cosiddetta politica dell’equilibrio. Ed anche in questo Talleyrand esprimeva la sua grande saggezza politica quando affermava che l’equilibrio perfetto non esiste. Al contrario, esso si basa sulla coesistenza di due poli contrapposti: il potere di resistenza ed il potere di aggressione. La cosa a cui si può aspirare è, quindi, un equilibrio artificiale che, mutatis mutandis, ritroveremo molto tempo dopo nella seconda metà del XX secolo: l’equilibrio nucleare (il cosiddetto “equilibrio del terrore”) e la guerra fredda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.